Marea

Ad un tratto senti una parola nuova pronunciata da qualcuno che la lascia scivolare come onda su onda e d'improvviso cambia la marea

VI RACCONTO DI ME...

Vi racconto di me che passo e scruto...
Sono un'onda persa in un mare di parole, trasportata da una corrente che mi infrangerà su qualche scoglio sconosciuto e forse non desiderato.
Sono un'onda fiera e caparbia che non morirà calma e placida sulla riva.
Sarò aria, acqua e sogno.
Sarò un pensiero fugace, uno scatto per i ricordi.
Sarò viva, spumeggiante e fragorosa fino all'ultima goccia di acqua che è in me.

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18/05/2008








GLI SPARTITI NELLA TASCA


E' che sono nella tasca,
nella tasca della vita,
nella tasca della tua chitarra.
Non c'è posto per me,
sono nella tasca del silenzio.

Nella tasca dell'amore
che non è uno quel tramonto dorato.
Nella tasca del sogno
che si è seccato
nel colore del mio viso
che diventa amaro,
nel tuo viso
che suona lontano.


17/05/2008


 
"Io posso dirti che ha una bella voce, è una persona dolce, sensibile, dotata
di molta energia, caparbia, volenterosa.

Si chiama Laura, 32 anni."


.... Grazie oggi sono parole di vitale importanza per me. Ti voglio bene testa.


16/05/2008


E così mi trovo seduta sotto questo portico a bere da una tazza fumante, con il tavolo coperto da libri che ho appena letto e il racconto che aspetta di essere scritto.

Iniziano a piovere gocce di ricordi che scendono su catrame afoso e mi trovo a pregare come se fossi sulla mia scogliera, come se fosse settembre con il paese che si prepara a restare di nuovo  solo.

Mi scopro a fare voti laceranti pur di avere ciò per cui prego... e mi trovo meschina e disperata a pregare per la mia felicità, come direbbe l'Alda "Se Dio mi assolve lo fa per per insufficienza di prove"


Noi che la penitenza era 'dire fare baciare lettera

testamento' .

Noi che ci sentivamo ricchi se avevamo 'Parco Della Vittoria

e Viale Dei Giardini ' .

Noi che i pattini avevano 4 ruote e si allungavano quando

il piede cresceva.

Noi che chi lasciava la scia più lunga nella frenata con la

bici era il più figo.

Noi che il Ciao si accendeva pedalando.

Noi che suonavamo al campanello per chiedere se c'era

l'amico in casa.

Noi che dopo la prima partita c'era la rivincita , e poi la

bella , e poi la bella della bella .

Noi che giocavamo a nomi, cose, animali , città . . (e la

città con la D era sempre Domodossola) .

Noi che ci mancavano sempre quattro figurine per finire

l'album Panini .

Noi che avevamo il 'nascondiglio segreto con il passaggio

segreto .

Noi che ci divertivamo anche facendo 'Strega comanda

colori ' .

Noi che le cassette se le mangiava il mangianastri ,

e ci toccava riavvolgere il nastro con la bic.

Noi che al cine usciva un cartone animato ogni dieci anni e

vedevi sempre gli stessi tre o quattro (di Walt Disney) .

Noi che sentivamo i 45 giri nel mangiadischi e adesso se ne

vedi uno in un negozio di modernariato tuo figlio ti chiede

cos'è

Noi che le barzellette erano Pierino, il fantasmaformaggino

o un francese,un tedesco e un italiano.

Noi che ci emozionavamo per un bacio su una guancia.

Noi che si andava in cabina a telefonare.

Noi che c'era la Polaroid e aspettavi  che si vedesse la

foto.

Noi che andavamo a letto dopo il carosello (Milo io non sono così vecchia :D )

Noi che suonavamo ai campanelli e poi scappavamo.

Noi che ci sbucciavamo il ginocchio, ci mettevamo il

mercuro cromo, e più era rosso più eri figo.

Noi che la Barbie aveva le gambe rigide

Noi che nelle foto delle gite facevamo le corna ed eravamo

sempre sorr identi .

Noi che quando a scuola c'era l'ora di ginnastica partivamo

da casa in tuta.

Noi che a scuola ci andavamo da soli , e tornavamo da soli .

Noi che se a scuola la maestra ti dava un ceffone, la mamma

te ne dava 2.

Noi che se a scuola la maestra ti metteva una nota sul

diario , a casa era i l terrore.

Noi che le ricerche le facevamo in biblioteca, mica su

Google.

Noi che il 'Disastro di Cernobyl ' vuol dire che non

potevamo bere il latte alla mattina.

Noi che si poteva star fuori in bici il pomeriggio.

Noi che se andavi in strada non era così pericoloso.

Noi che sapevamo che ormai era pronta la cena perché c'era

Happy Days.

Noi che il primo novembre era 'Tutti i santi ' , mica Halloween.

Noi che se la notte ti svegliavi e accendevi la tv vedevi

il segnale di interruzione delle trasmissioni con quel

rumore fastidioso.

Noi che abbiamo avuto le tute lucide che facevano troppo

figo.

Noi che l'unica merendina era il Buondì Motta e mangiavamo

solo i chicchi di zucchero sopra la glassa

Noi che all ' oratorio le caramelle costavano 50 lire . .

Noi che si suonava la pianola Bontempi. .

Noi che la Ferrari era Alboreto, la Mc Laren Prost, la

Williams Mansell , la Lotus Senna e Piquet e la Benetton

Nannini e la Tyrrel a 6 ruote! ! ! ! !

Noi che guardavamo allucinati il futuro con Spazio 1999

Base Lunare Alpha.

Noi che il Twix si chiamava Raider e faceva competizione al

Mars.

Noi che nei mercatini dell ' antiquariato troviamo i

giocattoli di quando eravamo piccoli e diciamo "guarda! te

lo ricordi?" e poi sentiamo un nodo in gola

Noi che le mamme mica ci hanno visti con l' ecografia

NOI CHE SIAMO ANCORA QUI E CERTE COSE LE ABBIAMO

DIMENTICATE E SORRIDIAMO QUANDO CE LE RICORDIAMO.

QUESTA è LA NOSTRA STORIA.. .

GRAZIE A DJ MILO

 


15/05/2008




Catrame e fieno
nella mia vita
di radici d'erba e
acqua salmastra,
di vie fluviali che
partono per non tornare.
Catrame e fieno
in questa notte
che non è estate
con le mie urla
nella musica acustica
e lacrime d'asfalto.
Catrame e fieno
chi vive
solo per una stagione
chi è disposto
a farsi calpestare
pur di riportarmi a casa.
E questa notte
odio la mia vita
perchè non mi appartiene
la mia vita
fatta di lamiere contorte
e sangue
sparso su
catrame e fieno.


14/05/2008


Tempo fa Monica aveva postato la foto di uno spot sull'anoressia e, se anche sono ben lontana dall'essere anoressica, penso a volte a quell'immagine. Sono dimagrita quasi 16 Kg, lo dice la bilancia, eppure mi vedo esattamente come prima. Quando indosso i vestiti certo, mi stanno larghi, soprattutto i jeans, anche quelli di una taglia in meno si sfilano senza slacciare il bottone, però non cambia l'immagine di me che vedo nello specchio. Lo sguaro si ferma sempre lì su quella pancia che  sembra sempre sconfinata e su quel sedere che fa provincia... eppure so che si sono un po' ridotti. Mi impressiona come l'immagine di me che ho nel cervello sia comunque immutabilmente grassa... ma per ora mi andrà bene così, sarà come mettere avanti la radiosveglia di un tot di minuti per stimolarmi a fare in fretta, sapendo che non sono poi così in ritardo.

Luca Madonia con Carmen Consoli

 Guardo i tuoi occhi, oltre i tuoi occhi
ma non riesco più a vedere

un mondo tutto tuo che non mi appartiene
che non so capire e mi pento

Ma dimmi cos'è, cos'è che poi ti porta via da me

e vola ti prego amore vola,
fatti trasportare dal vento della tua età,
e vola anche più in alto, planando poi col vento,
col vento della tua età, dell'età,

e tutte le occasioni lasciate poi per strada,
poi cambiano le facce, le voglie i desideri


Ma il tempo ha i suoi tempi, capisco anche i tuoi dubbi,
e i ruoli a volte lasciano un po' perplessi anche i padri

Ma dimmi cos'è, cos'è che poi ti porta via da me

e vola ti prego amore vola,
fatti trasportare dal vento della tua età
e vola anche più in alto
planando poi col vento,
col vento della tua età, il vento dell'età,

oh..vola...
e vola anche più in alto
planando poi col vento,
col vento della tua età,
il vento dell'età...


13/05/2008


LA CUCINA


Guardava la sua cucina così disastrata. L'aveva pulita per ore, immaginando minuziosi dettagli che la rendessero quella dei suoi sogni. E ora i piatti invadevano il lavello e il piano. Gli scarti della sua vita restavano serviti nei piatti incrostrati. Avrebbe dovuto svuotare la lavastoviglie e fare posto ai piatti sporchi, dieci minuti  e tutto sarebbe tornato al suo posto, ma era stanca. Il solo pensiero di alzare un braccio le costava una fatica disumana  e così restava appoggiata al muro, con la bottiglia in mano, a guardare tutto quello scempio di sogni diventati rifiuti. Sapeva piangere, solo piangere. Ma non di quei pianti da accademia, con urla e strepiti. Un pianto senza sussulti e grida, due lacrime infinite che scivolavano sul volto e silenziose si asciugavano da sole lasciando due occhi gonfi che potevano nascondersi semplicemente con un po' di trucco.

La tavola restava abbandonata, le sedie  non accostate, come se qualcuno  si fosse alzato di corsa da  lì. E invece no. Le sedie erano rimaste vuote come lo stomaco che si rifiutava di mentire, che gridava e piangeva come gli occhi non sapevano fare. Se ne fregava lui, se non stava bene. Una tavola apparecchiata ha senso solo quando una famiglia si siede per cenare, chiaccherare, condividere ed amare. E possono essere tante le sedie pronte o solo una ... ma è l'armonia che fa di un tavolo una cucina, una casa, un posto dove stare e sentirsi al sicuro. La cucina quella sera era un campo di battaglia


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